Case Study: Spinosi

In questo Case Study, Marco Spinosi ci racconta come nasce l’esigenza di ridurre gli impatti ambientali all’interno della sua Azienda, e quali step evolutivi ha messo in atto per perseguire questo obiettivo.

 

 

 

Case Study: Spinosi

Il contesto

 

Marco Spinosi, figlio di Vincenzo e nipote di Nello, guida l’azienda di famiglia insieme al padre ed al fratello Riccardo da più di vent’anni. Spinosi negli anni ha saputo affermarsi come punto di riferimento nel mercato italiano per quanto concerne la produzione di pasta all’uovo, ed in particolar modo dei caratteristici Maccheroncini di Campofilone IGP, un prodotto ormai storico che è entrato a far parte di diritto nella tradizione Marchigiana.

 

L’azienda ha sempre avuto un occhio di riguardo per la sostenibilità, applicando una serie di accorgimenti atti a preservare l’ambiente e ridurre gli sprechi di risorse. Negli ultimi anni la crescente sensibilità del mercato e dei singoli ha portato ad una repentina accelerazione di questo processo, spingendo la famiglia ad interrogarsi su come poter garantire al consumatore finale il miglior prodotto in termini di sostenibilità.

 

 

Il primo passo in tale ottica è stato quello di limitare l’utilizzo di energie da fonti non rinnovabili: con l’istallazione di un impianto fotovoltaico infatti, la produzione è in grado di beneficiare di oltre il 25% di energia pulita. L’esigenza di riduzione degli impatti ambientali passa anche attraverso l’analisi del processo produttivo e dei materiali impiegati, e tra questi c’è anche il packaging del prodotto.

 

Da oltre 30 anni, Spinosi collabora con Cartotecnica Jesina. Una partnership tra persone prima che tra Aziende, nata tra Vincenzo Spinosi e Renzo Paoletti, e naturalmente proseguita dalle successive generazioni. Il processo evolutivo iniziato da questa sinergia è attivo ancora oggi: partendo da un packaging generico in fibra riciclata idoneo al contatto con gli alimenti confezionato manualmente, si è giunti – a seguito di una mirata consulenza tecnica da parte di CJ – ad un packaging per linea di produzione automatica, prodotto con materie prime sostenibili e certificate, con standard superiori a garanzia dell’idoneità al contatto con gli alimenti e con certificazione di riciclabilità.

 

 

 

Case Study: Spinosi

L’evoluzione step by step

 

Come detto, l’azienda all’inizio della collaborazione con CJ utilizzava un packaging in carta riciclata, con finestra in polipropilene idonea al contatto con gli alimenti. Tale soluzione aveva un principale svantaggio: vista la lunga shelf life del prodotto in alcuni casi il cartoncino riciclato conferiva un particolare odore alla pasta.

 

La prima grande evoluzione è avvenuta negli anni 2000, quando si è scelto – a seguito di test effettuati – di utilizzare una carta in pura fibra vergine, il CKB: un cartoncino Kraft che garantisce un’elevata tenacia e resistenza all’umidità, e che di fatto ha eliminato il problema degli odori anche nei lunghi periodi di stoccaggio, anche grazie all’impiego di inchiostri a basso odore e bassa migrazione.

 

Nell’arco degli ultimi anni la crescente sensibilizzazione relativa alla sostenibilità ambientale, ha spinto Spinosi a cercare soluzioni alternative con l’aiuto dei propri Partners. CJ si è dimostrata pronta, proponendo all’azienda di Campofilone, un’alternativa rinnovabile alla Finestra di polipropilene, il PLA: l’Acido Polilattico infatti è una bioplastica derivante dal trattamento dell’amido di mais che garantisce la biodegradabilità del film plastico.

 

L’ultimo intervento migliorativo è avvenuto nel 2020. La richiesta di Spinosi è chiara: dimostrare la sostenibilità del packaging. In CJ abbiamo intrapreso due strade complementari: l’utilizzo di carta certificata FSC® e la certificazione di riciclabilità secondo il metodo Aticelca 501. La prima, grazie all’organo di certificazione Forest Stewardship Council® garantisce una gestione sostenibile delle foreste da cui proviene la carta impiegata. La seconda invece attraverso studi effettuati in laboratorio determina il grado di riciclabilità di un packaging a prevalenza cellulosica. Secondo il metodo Aticelca 501, il packaging utilizzato da Spinosi risulta riciclabile in classe A. Un risultato straordinario, ottenuto grazie all’impiego di materiali di prim’ordine che permettono il riciclo di oltre il 90% del pack.

 

 

Perché intraprendere un processo del genere?

 

Quanto appena descritto, va ben oltre gli standard richiesti dalle normative italiane ed europee, e in molti casi va oltre ciò che viene richiesto dalla Grande Distribuzione. Tuttavia, la scelta di perseguire questa strada è frutto della volontà di poter dare al consumatore un prodotto che certifichi la propria riciclabilità, e di poterlo comunicare in maniera chiara, così da conferire un notevole valore aggiunto al prodotto stesso ed all’azienda.

 

Quali risultati sono stati ottenuti?

 

Il Brand Spinosi, da sempre sinonimo di eccellenza artigiana, ha ancora una volta confermato la filosofia aziendale: un incessante impegno per consegnare il miglior prodotto possibile al consumatore. In partnership con CJ ha iniziato questo percorso che intende proseguire, per raggiungere obiettivi sempre più importanti in ambito di sostenibilità del prodotto.

 

 

 

Case Study: Spinosi

 

 

Conclusioni

 

Come è facile intuire, è evidente il vantaggio in termini di visibilità ed accesso ai mercati che può garantire un percorso come quello affrontato da Spinosi.

 

Non è sufficiente limitarsi alla scelta delle materie prime (carta, plastiche ecc.) ma è necessario analizzare tutto il processo produttivo per poter certificare e garantire un prodotto a basso impatto ambientale.

 

Stai considerando il fattore sostenibilità nel tuo processo produttivo?

 

Il packaging è il primo strumento comunicativo nelle mani del consumatore. Assicurati che la tua azienda abbia il miglior prodotto studiato in base alle esigenze del mercato.

 

 

 

 

 

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