Riciclabilità, Compostabilità, Biodegradabilità.

Spesso, termini come SOSTENIBILITÀ, IMPATTO AMBIENTALE, BIODEGRADABILITÀ E COMPOSTABILITÀ vengono utilizzati in maniera impropria, senza comprenderne appieno il significato. Analizziamo dunque, tali concetti, facendo riferimento anche alle normative europee che forniscono gli estremi per una comprensione univoca di questi termini.

 

Il tema della sostenibilità del packaging trae origine dalla direttiva europea 94/62/CE, che ha indicato le linee guida da seguire per una gestione eco-sostenibile. La normativa prevede misure atte a prevenire la produzione di rifiuti di imballaggio, a cui si affiancano come ulteriori principi fondamentali, il riutilizzo degli imballaggi, il riciclaggio e altre forme di recupero dei rifiuti di imballaggio, e quindi la riduzione dello smaltimento finale di tali rifiuti, allo scopo di contribuire alla transizione verso un’economia circolare.

 

Il riciclo di imballaggi è quel processo attraverso il quale i rifiuti di imballaggio vengono trattati al fine di essere restituiti alla loro funzione originaria (packaging) o per altri fini, escluso il recupero di energia.

 

Il recupero di energia consiste nell’utilizzo dei rifiuti di imballaggio come combustibile per produrre energia mediante incenerimento diretto (con o senza altre tipologie di rifiuto) con recupero di calore. Gli astucci e i prodotti cartotecnici realizzati in cartoncino teso o ondulato sono riciclabili, ovvero da destinarsi alla raccolta differenziata della carta per l’invio a riciclo e alla generazione di nuovi prodotti o al recupero di energia (incenerimento).

In Italia, il tasso di riciclo ha raggiunto l’81% ovvero vengono riciclati 4 imballaggi su 5; gli obiettivi europei al riguardo, prevedono il raggiungimento del tasso dell’85% entro il 2035.

 

SOSTENIBILITÀ

 

È sostenibile un processo che può essere ripetuto nel tempo senza per questo ledere in alcun modo gli equilibri preesistenti. In ambito cartotecnico questa definizione viene ulteriormente confermata analizzando alcuni aspetti:

 

  • La materia prima principalmente utilizzata nella produzione del cartone è il legno, che è una risorsa naturalmente sostenibile.
  • Gli alberi e le piante in genere hanno un effetto positivo sull’ambiente: il gas serra più diffuso è il biossido di carbonio o anidride carbonica; la vegetazione crescendo assorbe questo gas, con un processo che restituisce invece ossigeno, riducendo il cosiddetto “effetto serra”.
  • In Europa la gestione delle foreste è basata su un modello sostenibile, per cui vengono piantati più alberi di quanti ne sono abbattuti. La superficie forestale europea è infatti in crescita, per cui la produzione di carta e cartone non favorisce la deforestazione, bensì l’effetto inverso: un aumento del consumo di packaging cartotecnico a discapito di altri materiali meno sostenibili, consentirebbe un aumento della superficie boschiva, che di conseguenza si tradurrebbe in un assorbimento maggiore di CO2. Le certificazioni FSC e PEFC sono garanti di questa gestione.

 

ECONOMIA CIRCOLARE

 

La produzione di carta e cartone è basata su un’economia circolare, ovvero un processo che si “auto rigenera”:

 

  • A partire dalla materia prima legnosa, le cartiere realizzano prodotti in fibra vergine, come i cartoncini GC1 e GC2;
  • l’industria cartotecnica trasforma il cartone in packaging, per ogni tipo di utilizzo;
  • tali packaging vengono immessi sul mercato, ed acquistati dai consumatori;
  • il consumo dei prodotti genera un rifiuto, che è gestito attraverso la filiera del riciclo differenziato di carta e cartone. Attraverso la raccolta cittadina e le operazioni di recupero anche dai settori industriali è possibile raccogliere la gran parte del materiale cartaceo prodotto;
  • tutto il materiale recuperato viene quindi immesso nuovamente nel ciclo di produzione, dove le cartiere, specializzate nella produzione di carta riciclata, utilizzano i rifiuti cartacei raccolti per generare nuovi prodotti da immettere sul mercato.

 

È quindi importante considerare che fibre vergini e fibre riciclate fanno davvero parte di un unico sistema. La fibra riciclata non esisterebbe se la fibra vergine non fosse stata prodotta, lavorata e inserita nel sistema di riciclo una volta terminato il suo ciclo di vita. Si stima che più del 50% di tutto il cartone utilizzato in Europa è costituito ormai da carta e cartone riciclato, dunque con fibra di recupero. Questa fibra viene raccolta in tutta Europa sia in ambiente domestico che dalle aziende, e viene poi riutilizzata come materia prima per il cartone.

 

Sono frequenti gli studi di sostenibilità sui prodotti cartacei, e da questi si possono ricavare dati che potrebbero a prima vista sembrare fuorvianti (portando a preferire una tipologia di carta rispetto ad un’altra), se non si tiene conto del fatto che l’economia di carta e cartone è un’economia circolare. Ad esempio, si può affermare che in Europa la produzione di cartone fibra vergine è meno inquinante dal punto di vista dell’immissione in atmosfera di GHG (Green House Gases), come la CO2, rispetto al cartone riciclato. Questo perché gli investimenti delle cartiere e l’ottimizzazione del processo di lavorazione della materia legnosa che genera biomasse dalle quali ricavare energia, hanno permesso di ridurre i costi energetici rispetto agli impianti che producono cartone riciclato, dove non ci sono queste possibilità.

 

Prendendo quindi in esame la quantità di CO2 emessa, si potrebbe propendere verso l’utilizzo di carta derivante da fibre vergini, al fine di contenere l’impatto ambientale. D’altro canto, la produzione di carta con fibre vergini impiega una quantità d’acqua e di sostanze chimiche di molto superiore rispetto alla produzione di carta riciclata, e seguendo tale principio, si potrebbe propendere verso l’utilizzo di carta creata con fibre di riciclo.

 

La verità dunque sta nel mezzo, pertanto fibra vergine e fibra riciclata devono coesistere, dal momento che senza l’impiego di fibre vergini, non esisterebbero fibre riciclate.

 

Altri due concetti molto importanti, in ambito di “Green Economy” sono la biodegradabilità e la compostabilità, termini molto utilizzati negli ultimi anni anche come strumento di marketing per le aziende, vista la crescente sensibilizzazione dei consumatori riguardo le tematiche di impatto ambientale.

 

In ambito europeo, la normativa di riferimento è la UNI EN 13432:2002 “requisiti per imballaggi recuperabili mediante compostaggio e biodegradazione”.

 

Per BIODEGRADABILITÀ’ si intende la degradazione pari ad almeno il 90% delle componenti di base del prodotto in esame entro sei mesi in presenza di un ambiente ricco di anidride carbonica. Tale valore per essere ufficialmente riconosciuto, viene definito e verificato in base al metodo ISO 14855.

La carta ed il cartone sono prodotti biodegradabili, così come dichiarato dalle cartiere.

 

Per COMPOSTABILITA’ invece si intende un prodotto che risponde alle seguenti caratteristiche:

  • degradabilità pari ad almeno il 90% entro sei mesi in presenza di un ambiente ricco di anidride carbonica. Il valore deve essere verificato in base al metodo ISO 14855.
  • se messa in contatto con materiali organici per tre mesi, la massa del materiale deve essere costituita almeno per il 90% da frammenti di dimensioni inferiori a 2 mm, da verificare secondo lo standard ISO 14045.
  • il materiale non deve avere effetti negativi sul processo di compostaggio
  • bassa concentrazione di metalli pesanti additivati al materiale
  • i valori di pH, il contenuto salino, le concentrazioni di solidi volatili, azoto, fosforo, magnesio e potassio devono rimanere al di sotto dei limiti stabiliti.

 

COS’È IL COMPOST?

Il compost è il materiale derivante dal processo di compostaggio dei rifiuti organici. Si tratta di un materiale inodore, stabile e simile all’Humus – il terriccio che ricopre i boschi – ricco di materia organica, proteine e carboidrati. Il compostaggio è quindi un processo biologico controllato dall’uomo, con lo scopo di creare una sostanza ricca di sostanze nutrienti da utilizzare in vari modi.

 

La filiera del compostaggio si occupa del riciclo dei rifiuti organici per produrre concime, la filiera della carta si occupa del riciclo per la creazione di nuovi prodotti cartacei. Poiché l’economia circolare della carta funziona, al momento non c’è motivo di sottrarre materiale dal riciclo per trasferirlo alla filiera del compostaggio. Ha invece senso trasferire al compostaggio i prodotti cartacei che oggi non possono essere riciclati nella filiera della carta (ad esempio carta e cartone sporchi di residui organici).

 

Alla luce dei concetti espressi dunque, è evidente che l’industria può – e deve – dare un impulso importante all’utilizzo di prodotti sostenibili per il pianeta. Il settore cartotecnico gioca un ruolo chiave in questa partita, in quanto, con l’utilizzo di materie prime e processi studiati in ottica sostenibile, può davvero fare qualcosa per migliorare l’impatto che ognuno di noi quotidianamente ha sull’ambiente.

 

 

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